Maria descrive le due valigie della partenza e ciò che ha scoperto nell’esperienza in Romania
Ho avuto l’occasione di partecipare all’esperienza di volontariato in Romania, e ora la vorrei condividere con voi!
La partenza è sempre un insieme di emozioni e sentimenti opposti e contrastanti. È come se si partisse con due valigie; una nera e una bianca. Nella prima è contenuta soprattutto la paura di mettersi in gioco con nuove persone, di abbandonare il nostro stile di vita e abitudini e di entrare in un mondo molto diverso dal nostro. Nella seconda invece sono racchiusi tutti i sentimenti come curiosità, energia, voglia di conoscere e di aiutare, e soprattutto di vivere!
Io ho deciso di fare questa esperienza alloggiando e vivendo nella casa famiglia di Jorghe e Joanna, e i loro figli (adottati e non). Vivere insieme a loro mi ha permesso, oltre che di assaggiare tutti i cibi tipici e di mangiare tanto, di conoscere meglio i ragazzi e le loro storie e l’impegno e le difficoltà che hanno dovuto tutti incontrare. Mi sono sentita bene e parte della famiglia!
La mia occupazione durante il giorno era in una struttura chiamata “Centro Maternale”, che si occupa di ospitare mamme adolescenti, e bambini rimasti senza casa. Le attività erano diverse: dal gioco ai laboratori, con il solo obiettivo di farli stare bene! Alla sera e nel tardo pomeriggio il tempo veniva impiegato per giocare e conoscere i ragazzi di Sighet, che ci aiutavano anche nel volontariato!
Il nostro gruppo di volontari italiani non era numeroso ma ciò ci ha permesso di vivere di più con i ragazzi del posto e di conoscerci meglio tra noi!
Tutto ciò mi ha fatto crescere anche nella fede. Ho avuto modo di fermarmi e riflettere, da sola e in compagnia, cosa che ormai nella mia vita quotidiana avevo messo un po’ da parte.
La Romania mi ha fatto sentire viva! È stato un cammino che mi ha insegnato tanto e fatto capire che basta un sorriso, una risata o un semplice gioco per fare stare bene qualcuno! E che il minimo aiuto che dai può essere una grande gioia per qualcun altro: e come ci è stato detto al campo «partire senza voler fuggire, ma per guardare dentro. E ritrovarsi come un dono, per grazia, per se stessi e per tutti».
