Ilaria ha partecipato al campo in missione in Dawro, Etiopia, lo scorso dicembre e ci racconta come è andata…
Sono sempre stata legata ai frati cappuccini di Imola fin dall’infanzia: qui ho frequentato gli scout e per tanti anni il campo di lavoro di agosto; più il tempo passava e più cresceva in me il desiderio e la curiosità di dare un volto alle persone e ai luoghi di cui sentivo parlare e per cui ci davamo da fare.
Io volevo fare di più, conoscerli fisicamente, guardare quegli occhi, stringere quelle mani, ridere, giocare e lavorare insieme. Mi sono sempre detta: “Prima o poi ci andrò” e finalmente a dicembre 2023 l’ho fatto. Ho realizzato quel sogno che ho tenuto (troppo) a lungo nel mio cassetto…
Il 26 dicembre sono partita insieme a fr. Matteo e a un gruppo di volontari alla volta della città di Soddo, dove siamo stati ospiti dello Smiling Children Town, un centro per ragazzi di strada dagli otto ai diciotto anni. Abbiamo vissuto con loro, organizzando laboratori, giochi e balli.
Abbiamo avuto la possibilità di STARE con loro, parlare dei loro desideri futuri e del loro, spesso difficile, passato, o semplicemente camminare mano nella mano e ridere delle nostre difficoltà durante le salite mentre loro correvano su e giù dalla montagna in ciabatte. Quello che più mi ha colpito è la loro curiosità, la luce nei loro occhi, l’entusiasmo per qualsiasi cosa e soprattutto come si educano a vicenda, il più grande aiuta, consiglia e protegge il più piccolo. Una volta ho chiesto ad un bambino: «Chi è il tuo migliore amico qui nel centro?» e lui mi ha risposto: «Non ho un migliore amico, sono tutti miei fratelli».
Durante questi giorni abbiamo anche visitato una fabbrica di mattoni che dà lavoro ai numerosi ciechi della zona e abbiamo aiutato nella distribuzione dei beni primari ai poveri, è stato interessante vedere cosa c’è fuori dallo Smiling Children, che sembra ed è un’isola felice.
La seconda settimana ci siamo spostati nel Dawro, un’area più rurale e remota dove siamo stati ospiti dei frati di Gassa Chare. Qui abbiamo conosciuto un gruppo di circa quaranta ragazzi e ragazze che venivano da tutta la regione… dapprima molto timidi, si sono sciolti durante una passeggiata che si è poi tramutata in una esibizione canora senza fine. Erano timidi perché, ci hanno poi spiegato, c’era chi non aveva mai parlato con un “bianco” ed addirittura chi non si era mai spostato dal suo paese natale.
Nei giorni a venire siamo andati a visitare le missioni di cui avevo tanto sentito parlare ed ogni giorno è stata una nuova avventura, ovunque andavamo si ricordava con affetto padre Renzo, che io avevo conosciuto al campo di lavoro.
Prima tappa, sempre a bordo delle jeep, abbiamo raggiunto la scuola elementare e l’asilo di Tarcha dove una marea di bambini ci hanno letteralmente travolto di affetto e curiosità. Nel pomeriggio invece ci siamo recati al carcere dove abbiamo ascoltato le parole dei carcerati, sia nella parte maschile che femminile . Quello che mi ha più colpito di questo incontro è stata la loro richiesta di imparare qualcosa, sia per passare il tempo che per credere nella speranza di un futuro migliore.
A Duga abbiamo fatto visita alla clinica portata avanti da Tamrat dopo la morte di Padre Raffaello, qui si sente ancora forte la sua presenza (ed ora l’assenza) e, insieme al dott. Stefano Cenerini, ci siamo addentrati nella spiegazione dei fitti meandri della sanità locale. È stato per me interessantissimo ascoltare i loro discorsi, lo sfogo per la solitudine, la difficoltà del lavoro in una cultura diversissima dalla nostra. Io li stimo molto, sono persone che hanno una vocazione difficile e che cercano in tutti i modi di portarla avanti, nonostante le numerose difficoltà… quando si dice “dare l’esempio”. Il dottor Cenerini si sposta nella clinica di Duga due volte al mese in quanto vive e lavora in pianta stabile nella clinica di Bacho, che siamo riusciti a vedere l’ultimo giorno, prima di ripartire.
Per il giorno di Natale, che in Etiopia si celebra il 7 gennaio, era stata richiesta la nostra presenza nelle parrocchie più piccole e sperdute della regione e cosi abbiamo avuto la possibilità di visitare altri luoghi e di presenziare alla Messa di Natale che qui è un trionfo di musica, canti, luci e battere di mani.
Che dire… ci ho provato ma è una esperienza che non si può spiegare a parole, è proprio vero che parti pensando di dare una mano e fare un servizio di volontariato ma poi ti rendi conto che sono loro ad aver fatto la magia in te. Ho il mal d’Africa? Assolutamente sì!
Consiglio a chi ha desiderio di toccare con mano… di buttarsi e andare!
